The diary of a gay teenager

Questa è la mia storia. Ho 21

anni, io sono quel tipo di ragazzo che anche se il marciapiede è abbastanza grande per tutti io rimango dietro.

Fin da quando ho iniziato la scuola sono sempre stato preso in giro, preso in giro da bambini che magari avevano ancora il pannolino, ricordo ancora il primo giorno di scuola all'asilo, quando al mattino mia mamma mi venne a svegliare, io non volevo alzarmi, avevo paura, era come se dentro di me già sapevo che sarebbe dovuto succedere qualcosa.

Appena entrai in classe e vidi che mia mamma se n'era andata iniziai a piangere, come ogni altro bambino in quella stanza, quando tutti si calmarono io continuai a piangere, avevo paura, tantissima paura, tutti mi guardavano, poi una bimba venne da me e mi disse se volevo giocare con lei, in quel momento si calmò tutto, non era mai successo una cosa del genere, neanche i miei parenti mi chiedevano se volevo giocare con loro, ricordo ancora il nome di quella bimba, si chiamava Mariagrazia, nei giorni successivi Mariagrazia fece nuove amicizie, e di conseguenza anch'io, solo che erano tutte femmine, per me andava bene, anche per mia mamma, ma non per mio padre.

Dopo la prima settimana di scuola tutti non avevo più paura, ma il giorno in cui io presi sicurezza tutto mi si rivoltò contro, tutti iniziarono a prendermi di mira, tutti mi odiavano e sapete perché?

Perché siccome io stavo con le femmine dicevano che io ero come una femmina, facevano i "club" e mi escludevano, se chiedevo di entrare mi cacciavano dicendo " non vogliamo le femmine "così mi chiamavano , tutti mi odiavano, la notte piangevo e quando mia mamma mi vedeva piangere dicevo che era per un mal di pancia, ero distrutto a soli 4 anni.

Quando feci 6 anni iniziai a fare speranze sulle elementari, mi dicevo i cattivi stavano lì non alle elementari, ma mi sbagliavo, le cose peggiorarono, lì non avevo amici, ero solo contro tutta la classe, mi buttavano i gessetti addosso, mi abbassavano i pantaloni, mi venivano a dire che i loro genitori non volevano che diventassero miei amici, non andavo mai a scuola, avevo paura, paura che la mia famiglia potesse scoprire qualcosa, paura che dopo avrei dovuto subire anche loro.

Alle medie fu diverso, nutrivo ancora delle speranze, ma lì, bhe, il mondo cadde, in classe stavo tranquillo ma fuori no, tutti mi chiamavano "ricchione", anche alcuni bidelli.

Ma ci fu un lato positivo, trovai tantissime amiche che mi volevano bene, trovai le mie migliori amiche, le uniche persone che si farebbero uccidere per me, ero pronto a digli tutto della mia vita, ma la paura mi assaliva, mi chiedevo:"E se mi abbandonano anche loro?"

"E se gli dico qualcosa gli viene lo schifo di me?".

Allora decisi di non dirgli niente, ma una giorno tutto cambiò, oltre a gli insulti si misero i bulli veri e propri.

Un giorno tornando a casa da una passeggiata con la mia amica, 11 ragazzi mi fermarono, mi guardarono e iniziarono a ridere, iniziarono a spingermi e a prendermi in giro, mi davano tanti schiaffi, uno si mise accanto a me e mi imitava, poi uno mi diede un calcio, e da li iniziarono tutti, mi riempirono di mazzate, tornai a casa

, mangiai, volevo far vedere che era tutto normale, poi, mi chiusi in bagno, iniziai a piangere mi guardai allo specchio e pensai " È tutta colpa mia" Era tutta colpa mia se queste persone facevano quello che facevano, ero io che facevo schifo, sono io che faccio schifo, loro avevano semplicemente ragione, quello fu l'inizio di tutto, iniziarono a farlo sempre più spesso, ogni settimana, ogni giorno. Solamente una persona se ne accorse, era il mio professore di italiano, si chiamava Mortale, nome inquietante, ma era bravo, l'unico che cercò di aiutarmi, lo disse anche a mia mamma, io a mamma dissi che non era vero, ma mentre parlavo iniziai a piangere, mi salvai con la scusa che era il raffreddore perché veramente ero raffreddato in quei giorni, quindi mi crebbe.

Arrivai in terza media, ero distrutto dai morsi e i pugni che mi davo per punirmi, li scopri l'autolesionismo, ed inizia, un graffio, un morso , un taglio e un pugno, tanti tagli, tanti tentati suicidi, suicidi falliti, ancora più tagli.

Ora ho lasciato la scuola, ho troppa paura delle persone per continuare a studiare , ho pochi amici, ma nessuno sa di questo, tranne una, tutto continua ad andare avanti, ho stabilito una cosa però, che quando mio fratello minore mi odierà io me ne andrò, voglio che mi odi, perché non voglio che quando io mi ucciderò lui stia male, non voglio che soffra.

Lui è l'unico che pur avendo 8 anni capisce quanto sto male, solo guardandomi.

Non so se avvererò a 22 anni,

in verità non so neanche se arrivo a domani.

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myhatemyselfme:

“X: Ma cosa ne volete sapere del dolore? Fate finta di soffrire per essere compiaciuti, il dolore non è essere lasciato/a da fidanzatino o dalla fidanzatina. Siete bambini la parola “dolore” non sapete nemmeno cosa sia. Io: Mi sono rotto il cazzo di vuoi adulti, non fate altro che dirci che siamo piccoli, “l'amore non lo conosciamo, il dolore nell'adolescenza non esiste”,sapete cosa c'è? Il dolore lo conosco troppo bene, molto meglio di voi, mi sono rotto il fottuto cazzo di essere soprannominato come “sbaglio” da tutti per strada, dai miei familiari , dai miei fratelli e perfino dai miei genitori,solo perché sono gay, mi sono rotto il cazzo di aver paura di scendere di casa, perché tutti mi picchiano, “ma tanto lui è un 16enne 2/3 giorni e gli passa”, no cazzo, non mi passa affatto è una vita che combatto con questo senza averlo mai rivelato a nessuno, hai idea di quanto possa essere frustrante e doloroso il pensiero che tutti ti odino? Hai idea di quanto possa far male essere picchiato finché non perdi sangue solo perché sei ciò che non vorresti essere? Hai idea di quanto possa ucciderti il fatto di non essere accettato neanche dai tuoi genitori? Se parli così non credo tu ne abbia l'idea, moriamo lentamente e molto dolorosamente e non lo abbiamo mai dato a vedere, io credo di conoscere il dolore meglio di te, allora invece di dirci “cosa ne vuoi sapere tu,sei piccolo” cercate di aiutarci, perché sto davvero per cedere.”

— (via myhatemyselfme)

this-is-alessia:

Le cose belle ditele, che rendete felici le persone.

(via cxngiu)

Ted Mosby, “How I Met Your Mother”. (via solocanzoninelleorecchie)

(via shewalksinthefire)

Puoi chiedere all'universo tutti i segni che vuoi, ma alla fine vedi solo quello che vuoi vedere, quando sei pronto a vederlo.
È il momento in cui tutti vanno via che capisci che quei “fai schifo” te li meritavi.
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